IL VALORE DEI FRANCOBOLLI NEL CATALOGO SASSONE.

 
 
Cari amici, stasera vorrei dissertare con tutti voi riguardo ad un argomento scottante della filatelia nostrana, ovvero il famigerato valore economico dei francobolli indicato sul nostro catalogo.
Molti parlano di valori fuori mercato, prezzi troppo alti, che illudono i collezionisti avanzati e spaventano i neofiti; tanti sostengono che il prezzo di mercato sia stabilito dai risultati delle aste pubbliche o, peggio ancora, da quelli relativi alle piattaforme di vendita online.
La realtà è tutt'altra.
Per gli operatori filatelici dell'Area Italiana catalogo Sassone è un importante punto di riferimento, dal quale partire per una corretta valutazione del francobollo.
Per prima cosa bisogna considerare che il prezzo di catalogo - ove non specificato espressamente - si riferisce a francobolli di grande qualità, prima scelta assoluta, ovvero il top di gamma del francobollo catalogato.
Se invece l'esemplare è meno bello, anche se di prima scelta subisce delle minusvalenze che diventano esponenzialmente più basse nei francobolli difettosi, a seconda della gravità del difetto.
La tabella che il catalogo Sassone riporta all'inizio, esemplifica molto bene come debba essere considerato un francobollo e quanto effettivamente valga commercialmente; oggi che il settore ha subito dei cali fisiologici, soprattutto dovuti alle svendite online, quella tabella è da considerarsi attendibile con uno scarto del 50%, ovvero dividendo a metà le percentuali indicate.
Va considerato però anche un secondo aspetto che il lettore troverà senz'altro interessante; non tutti i francobolli del catalogo Sassone sono di facile reperimento e taluni sono addirittura introvabili o unici. Questo comporta una diversa percezione della rarità di quell'esemplare che - ovviamente - sarà appannaggio solo del grande collezionista con grandi mezzi, che sarà pronto a pagare il giusto prezzo (ma a volte anche di più!) per possederlo.
In sostanza il prezzo di catalogo è sempre adeguato:
  • alla rarità dell'oggetto;
  • alla richiesta che c'è per quel tipo di oggetto:
  • alla disponibilità sul mercato che c'è di un particolare francobollo;
  • alla quantità di collezionisti che si interessano a quell'oggetto o a quel settore;
Di conseguenza la scontistica al prezzo segnato varia - a parità di qualità - a seconda della tipologia di francobollo.
Posso portare diversi esempi:
Nel Corpo Polacco per esempio, è indubbio che gli annulli originali siano molto più rari dei francobolli allo stato di nuovo; ma l'usato di quelle emissioni è molto meno collezionato del nuovo, per cui il valore di catalogo risulta spesso minore nell'usato che nel nuovo nonostante esso sia notevolmente più raro, a causa della minor richiesta di quel settore.
Nei segnatasse di Bolzano (uffici 1 e 3) capita la medesima cosa, e così anche in Fiume.
Nel Regno e nelle Colonie invece l'usato è molto più collezionato e questo porta a valorizzare gli annulli "originali" rispetto ai francobolli nuovi con gomma integra o linguellati, e questo ha causato involontariamente la proliferazione di esemplari ex linguellati o senza gomma con annulli falsi o di favore, che hanno disincentivato questo tipo di collezionismo.
Il catalogo infatti mette prezzi generalmente alti per i francobolli usati di Regno e di Colonie, ma si riferisce ad annulli di sicura e verificabile autenticità che - tra l'altro - pochi esperti sono in grado di riconoscere senza fallo.
Negli Antichi Stati i prezzi del nuovo e dell'usato seguono un criterio di utilizzo; siccome le tirature sono generalmente ridotte e spesso si riesce con facilità e buona approssimazione a ragionare su quanti esemplari siano stati utilizzati e quanti no, troveremo emissioni in cui il nuovo è costosissimo (perchè rarissimo!) e l'usato molto meno, oppure altre in cui è il contrario.
Si pensi ai francobolli delle Romagne nelle quali - fatta eccezione per il 4 bajocchi che era il valore utilizzato sempre e comunque - il nuovo vale sempre molto meno dell'usato; o viceversa a quelli di Sardegna in cui generalmente - dato l'uso prolungatissimo delle sue emissioni - è il nuovo ad avere valori molto alti mentre l'usato generalmente vale molto meno, fatta eccezione naturalmente per gli alti valori (c. 80 e L. 3).
Insomma molte sono le riflessioni che si potrebbero fare sul catalogo Sassone dell'area italiana, ma una cosa è certa, esso è un punto di riferimento importante e fondamentale per tutte le operazioni commerciali legate alla filatelia nostrana, e il lavoro che c'è dietro è immane e svolto con grande passione; al di là delle apparenze e delle leggende metropolitane esso rimane una guida irrinunciabile e attendibile sia per gli operatori professionisti che per i collezionisti; l'importante è adottare la giusta chiave di lettura che è la base fondamentale per il suo corretto e proficuo utilizzo.
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2 commenti

Sono collezionista con particolare riferimento agli Antichi Stati del Regno di Sardegna e, all’interno, dell’Isola di Sardegna e del Regno d’Italia (usato). Condivido interamente l’analisi sul Catalogo Sassone, che personalmente trovo un irrinunciabile punto di riferimento che, per la tipologia del mio collezionismo unisco ad un irrinunciabile Catalogo Zanaria-Serra vol.I i Matraire d’Italia

Giovanni Pernarella

Sono collezionista con particolare riferimento agli Antichi Stati del Regno di Sardegna e, all’interno, dell’Isola di Sardegna e del Regno d’Italia (usato). Condivido interamente l’analisi sul Catalogo Sassone, che personalmente trovo un irrinunciabile punto di riferimento che, per la tipologia del mio collezionismo unisco ad un irrinunciabile Catalogo Zanaria-Serra vol.I i Matraire d’Italia

Giovanni Pernarella

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